Dopo aver atteso per giorni, e letto e
riletto quotidiani italiani e non, alla fine ho deciso: se nessuno tra i
maggiori giornalisti e giornali non hanno parlato del vertice europeo tenutosi
a Milano l’8 ottobre sul tema dell’occupazione, in particolar modo nei giorni successivi,
è decisamente il caso di fare il punto
di ciò che è avvenuto.
Passiamo ai fatti. La conferenza
informale sui temi del lavoro e della crescita tra i Capi di Stato e Governo e
i rispettivi Ministri del lavoro tenutasi la scorsa settimana, non ha prodotto
nessun risultato significativo o degno di nota, come già in molti giornalisti
avevano predetto con largo anticipo guardando ai summit di Berlino e Parigi che
lo avevano preceduto. In compenso le tre conferenze hanno avuto tutte la stessa
formula: tante parole, pochi impegni traducibili in azioni concrete e
successivamente sono tutte state investite dal più assoluto silenzio.
Il vertice di Milano, che si poneva
l’obiettivo di trovare la miracolosa ricetta contro la crescente disoccupazione
europea, doveva inizialmente tenersi nel mese di luglio a Torino, ma problemi
di sicurezza e agenda, hanno fatto sì che cadesse nel dimenticatoio fino alla
proposta del nostro premier.
Renzi ha scelto il mese di ottobre per
il suo svolgimento. La proposta di Renzi era dettata soprattutto dal desiderio
di poter annunciare proprio durante il summit sull’occupazione alla presenza
dei più importanti politici europei, l’approvazione in prima lettura da parte
del Parlamento italiano del Jobs Act, fortemente voluto dal suo esecutivo. Una
riforma più volte richiesta all’Italia dall’Europa; ma il sogno di Renzi è poi
naufragato, dato che l’approvazione è avvenuta quando la conferenza era
conclusa già da qualche ora.
In un contesto europeo non facile in cui
la cancelliera tedesca Angela Merkel richiama all’ordine chi non vuole fare “sacrifici”,
la Francia di Hollande non ha nessuna intenzione di portare dal 4,3% al 3% il
deficit nel 2015, era per Renzi fattore
di orgoglio la presentazione della sua legge sul lavoro, in perfetto stile
“bravo scolaretto”.
Dopo la conferenza dell’8 ottobre i
leader di Italia, Germania e Francia e i vertici delle Istituzioni europee non
si sono sottratti ai fotografi, al termine di una riunione di poche ore, poco
più che simbolica, e si sono prodigati in discorsi e dichiarazioni. Peccato che
la pubblicità messa in atto da coloro che avrebbero dovuto prendere misure
adeguate per combattere la disoccupazione, un problema non solo italiano ma
bensì europeo, sarebbe stata lecita ed elegante se solo fosse stato raggiunto
un vero risultato.

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